ODIPA Obiettivo Diagnosi e Intervento nella Psicopatologia dell`Apprendimento

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Info DSA

a cura della Dott.ssa Simona Rattà e del Dottor Gianmaria Palumbo

1. Che cosa sono i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)?
Con il termine Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) ci si riferisce ad una precisa categoria diagnostica di disturbi evolutivi, neurobiologici, geneticamente determinati, relativi all’apprendimento della  lettura e/o della scrittura e/o del calcolo.
Per imparare a leggere, a scrivere, a fare i calcoli, alcune aree della corteccia cerebrale coinvolte in tali processi devono funzionare correttamente. Se si presentano delle anomalie nel funzionamento di queste aree specifiche, si manifestano delle difficoltà specifiche.
Sulla base del tipo di deficit funzionale, vengono distinte le seguenti condizioni cliniche:
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Dislessia o disturbo specifico della lettura;
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Disortografia o disturbo specifico della scrittura;
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Disgrafia o disturbo specifico della grafia;
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Discalculia o disturbo specifico delle abilità di numero e di calcolo.
Queste condizioni cliniche si presentano in soggetti con intelligenza nella norma, in assenza di deficit neurologici o sensoriali, il cui livello raggiunto nella lettura, nel calcolo o nell’espressione scritta, come misurato da test standardizzati somministrati individualmente, è al di sotto di quanto previsto in base all’età cronologica, alla valutazione psicometrica dell’intelligenza e ad un’istruzione adeguata all’età.
Tali disturbi pertanto non dipendono da un insegnamento grossolanamente inadeguato o da situazioni ambientali di svantaggio socio-culturale che possono interferire con un’adeguata istruzione, né dalla "pigrizia" o "scarsa motivazione" del bambino ad apprendere, ma dipendono da un assetto neuropsicologico che non favorisce l’apprendimento automatico di specifiche abilità. In part
icolare da un punto di vista clinico, la dislessia si caratterizza per una minore velocità e/o correttezza della lettura; la disortografia si manifesta attraverso una minore correttezza ortografica nella scrittura sotto dettatura e nella produzione autonoma del testo scritto; la disgrafia si caratterizza per una minore velocità e qualità nella realizzazione degli aspetti grafici, formali, della scrittura manuale; la discalculia riguarda una compromissione a carico della cognizione numerica (riconoscimento immediato di piccole quantità, meccanismi di quantificazione, seriazione, comparazione, strategie di composizione e scomposizione di quantità, strategie di calcolo a mente) e/o nelle procedure esecutive (lettura e scrittura dei numeri, incolonnamento) e/o calcolo scritto (recupero dei fatti numerici e algoritmi del calcolo scritto).

2. Che differenza c’è tra Disturbo Specifico di Apprendimento e difficoltà di apprendimento?
Il Disturbo Specifico di Apprendimento è una condizione clinica e patologica relativa all’apprendimento di abilità specifiche (lettura, scrittura, calcolo), geneticamente determinato, resistente all’intervento e all’automatizzazione, ma che si riduce con adeguati interventi abilitativi e corrette procedure educative, che consentono, nella maggior parte dei casi e in misura dipendente dalla gravità del deficit, un progressivo percorso di miglioramento e appropriate condizioni/opportunità di apprendimento.
La difficoltà di apprendimento è invece una condizione non patologica e non innata, che non soddisfa i criteri clinici per il Disturbo, modificabile ed automatizzabile con adeguati interventi didattici mirati.

3.  Sono un genitore, come capisco che mio figlio ha un DSA?
I DSA si manifestano nel bambino fin dall’inizio del processo di alfabetizzazione quando deve acquisire nuove abilità come la lettura, la scrittura ed il calcolo. Solitamente si osservano (a casa e a scuola) alcuni errori ricorrenti, che si presentano a lungo ed in modo non occasionale. Per quanto concerne la lettura e la scrittura, possono essere indicative inversioni di lettere, sillabe o numeri, sostituzione di lettere con altre di suono simile (m/n, d/b, v/f) o forma grafica simile (p/q, n/u, t/f), omissione di vocali, eccessiva lentezza nella lettura e nella scrittura, il perdere frequentemente il segno o la riga, la tendenza a leggere la stessa parola in modi diversi del medesimo brano e nei più grandi è possibile notare l’estrema difficoltà a controllare le regole ortografiche o la punteggiatura.
Riguardo al calcolo si possono riscontrare difficoltà nel riconoscimento di quantità, nella lettura e la scrittura dei numeri, nel calcolo orale e/o difficoltà ad imparare le tabelline.
Nei bambini più piccoli spesso si osservano difficoltà nell’imparare alcune sequenze come le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno, ecc., e confusione nei rapporti spaziali e temporali, come destra/sinistra, ieri/domani, mesi e giorni.

4.  Si può guarire da un DSA?
Il Disturbo Specifico di Apprendimento, essendo una condizione patologica su base organica, è un
disturbo "cronico", di per sé non "guaribile", che può persistere in modo più o meno marcato fino all’età adulta, ma che si riduce con adeguati interventi abilitativi e corrette procedure educative, che consentono, nella maggior parte dei casi e in misura dipendente dalla gravità del deficit, un progressivo percorso di miglioramento e appropriate condizioni/opportunità di apprendimento.

5. Quali sono le figure professionali a cui rivolgersi?
In caso di difficoltà scolastiche è opportuno rivolgersi ad uno specialista, preferibilmente con una specifica preparazione in psicopatologia dell’apprendimento, per attuare accurate indagini cliniche e interventi specialistici di tipo psicologico o neuropsicologico.
Il compito dello specialista è quello di raccogliere informazioni dettagliate circa le tappe di sviluppo del bambino e la sua storia clinica, di valutare, mediante appropriati strumenti psicodiagnostici, lo stato degli apprendimenti (lettura, scrittura, calcolo), di restituire alla famiglia una diagnosi con la valutazione funzionale dettagliata dei processi cognitivi e delle abilità oggetto di indagine, di stendere un progetto riabilitativo di intervento con indicazioni utili per affrontare e gestire correttamente il problema a casa e a scuola.

6. A che età può essere redatta una diagnosi di DSA?
La diagnosi di Disturbo Specifico di Apprendimento può essere redatta alla fine della seconda primaria per la dislessia e la disortografia/disgrafia, e alla fine della terza primaria per la discalculia (Consensus Conference, 2010). Tuttavia una valutazione precoce, anche in età prescolare, permette di intervenire tempestivamente per ridurre l’intensità del deficit e prevenire le difficoltà emotive correlate.

7. Quali sono i disturbi o le difficoltà che si possono presentare associate ai DSA?
Una caratteristica rilevante nei DSA è la comorbilità (Consensus Conference, 2010), ovvero la compresenza nello stesso soggetto di più disturbi specifici dell’apprendimento (ad es. dislessia e disortografia) o la compresenza di altri disturbi neuropsicologici (come l’ADHD, Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività) e psicopatologici (Ansia, Depressione e Disturbi della Condotta). Inoltre, da alcuni studi sull’argomento (Searcy, 1988; Wong, 1996, *), si riscontra che circa l’80% dei bambini con problemi di apprendimento presentano anche problematiche di tipo relazionale, cui si associa minore adattamento sociale ed emotivo, maggiore ansia, ritiro in se stessi, depressione e bassa autostima.

[ (*) Searcy S. (1988), "Developing self-esteem", in Academic Therapy, vol. 23 (5), pp. 453-460; Wong B. (1996), The ABCs of learning disabilities, Academic Press, San Diego U.S.A]

8. Che tipo di Intervento è possibile attuare?
A seguito della valutazione effettuata e sulla base del tipo di diagnosi (Disturbo/difficoltà) viene ideato un Progetto Riabilitativo di Intervento, che prevede: le modalità della presa in carico, le aree di intervento specifiche, gli obiettivi da raggiungere, la durata del trattamento, gli operatori coinvolti e la verifica degli esiti dell’intervento effettuato. Riguardo il Disturbo Specifico di Apprendimento l’intervento che mira alla correttezza e alla rapidità di esecuzione in lettura e scrittura strumentale, calcolo mentale, fluenza di scrittura, è caratterizzato da cicli brevi e ripetuti di trattamento stimabili da due a tre sedute alla settimana per una durata di almeno tre mesi, da realizzare ambulatorialmente e/o a domicilio (Raccomandazioni cliniche sui DSA, P.A.R.C.C., 2011). Sulla base della diagnosi, della presa in carico e del Progetto Riabilitativo si decideranno quando e come usare gli strumenti compensativi e le misure dispensative (vedi domanda 10). E’ inoltre di fondamentale importanza la condivisione, la collaborazione e la reciproca informazione sugli interventi attivati con la famiglia e la scuola.

9. Per i DSA è prevista a scuola la figura dell’insegnante di sostegno?
L’insegnante di sostegno è prevista solo per le situazioni di minorazione fisica e/o sensoriale e/o psichica tali da costituire un handicap, come regolamenta la Legge n.104 del 5 Febbraio 1992, per cui solo in questi casi sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati.
Per i soggetti con DSA (che per definizione non hanno una disabilità intellettiva, in quanto la loro intelligenza è nella norma) sono invece previste misure alternative di supporto, descritte nella Legge n. 170 dell’8 Ottobre 2010, che regolamenta e tutela il diritto allo studio di alunni e studenti con DSA, in cui è riconosciuto loro il diritto di: "fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione"; ricevere "una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate; l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere; adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all’università nonché gli esami universitari" (Art. 5 -Misure educative e didattiche di supporto-Legge n. 170, 2010).

10. Che cosa si intende per strumenti compensativi e misure dispensative?
Gli strumenti compensativi sono strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell’abilità deficitaria
(Linee Guida DSA, 12 Luglio 2011). E’ utile distinguere strumenti compensativi specifici (che vicariano o ausiliano in modo diretto e specifico una delle abilità, lettura – ortografia – grafia –numero – calcolo; ad es. sintesi vocale, calcolatrice, correttore ortografico, lettore esterno, penne con impugnatura speciale, …) e strumenti compensativi non specifici o funzionali (ad es. della memoria procedurale o di altre abilità quali la tavola pitagorica, promemoria dei verbi, sequenza di giorni, di mesi, ecc., quaderni speciali, testi con carattere più leggibile) (Raccomandazioni cliniche sui DSA, P.A.R.C.C., 2011).
Quando gli strumenti compensativi non sono sufficienti per permettere l’autonomia e risultati scolastici compatibili con le potenzialità di apprendimento è necessario introdurre anche le
misure dispensative, ovvero accorgimenti didattici che tengano conto delle caratteristiche peculiari dei soggetti con DSA (ad es. sostituzione delle verifiche scritte con verifiche orali, la valutazione del contenuto e non della correttezza ortografica nelle produzioni scritte, dispensa dalla lettura ad alta voce e scrittura veloce sotto dettatura, programmazione di tempi più lunghi per le prove scritte; interrogazioni programmate, ecc.).
Secondo le Raccomandazioni cliniche sui DSA (P.A.R.C.C., 2011) gli strumenti compensativi e le misure dispensative sono indicate quando:
a) vi è una limitazione importante dell’autonomia rispetto alle esigenze personali e le richieste ambientali, in particolare quelle scolastiche, ad es. nelle verifiche che richiedono molta lettura e scrittura e nello studio e produzione di testi in caso di dislessia, disortografia o disgrafia; quando vi è una compromissione importante nelle abilità numeriche e/o di calcolo, che ne limitano l’utilizzo in compiti logico/matematici più complessi;
b) non sono sufficienti semplici adattamenti didattici, ad es. fornire più tempo per le verifiche scritte;
c) c’è la possibilità di un training di formazione personalizzata all’uso in autonomia possibilmente esteso anche ai familiari;
d) quando c’è accordo con l’utente e i familiari per l’uso a domicilio e gli insegnanti e l’utente per l’uso in classe;
e) quando questo utilizzo non viene percepito come stigma da parte dell’utente.

11. Che cos’è il PDP (Piano Didattico Personalizzato)?
Il PDP (Modelli di Piano Didattico Personalizzato PDP-Miur), talora indicato anche come PEP (Piano Educativo Personalizzato), è un documento che prevede la personalizzazione del percorso didattico per alunni e studenti con diagnosi di DSA (come prevista dal DM 12 luglio 2011 e dalle Linee Guida sui DSA), redatto dalla scuola in collaborazione, quando possibile, con la famiglia e lo specialista di riferimento. Nel PDP sono stabiliti gli strumenti compensativi e le misure dispensative appropriate per ogni materia, le strategie metodologiche e didattiche utilizzabili, i criteri e le modalità di verifica e di valutazione, eventuali modifiche all’interno degli obiettivi per il conseguimento delle competenze fondamentali dell’alunno/studente con DSA, con l’obiettivo di assicurare il conseguimento delle competenze fondamentali del curricolo e garantire una pari opportunità di apprendimento.

12. Quale è la normativa vigente sui DSA?
La Legge n. 170 dell’8 Ottobre 2010
: "Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico", con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale nr. 244 del 18 Ottobre 2010, riconosce e definisce la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia come Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) (Art. 1). Tra gli aspetti rilevanti evidenziati dalla Legge vi sono: l’importanza di attivare la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari durante il percorso di istruzione e di formazione dell’alunno/studente con DSA e assicurare loro eguali opportunità di sviluppo delle capacità in ambito sociale e professionale (Art. 2); la rilevanza di effettuare una diagnosi precoce che può essere erogata nell'ambito dei trattamenti specialistici già assicurati dal Servizio Sanitario Nazionale e, qualora non sia possibile da questi ultimi, da specialisti o strutture accreditate (Art. 3); la formazione del personale docente e dirigenziale delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell'infanzia per individuare precocemente i segnali e applicare strategie didattiche, metodologiche e valutative adeguate (Art. 4); la tutela del diritto all’istruzione di alunni e studenti con DSA, promuovendone il successo scolastico, attraverso l’introduzione di misure educative e didattiche di supporto, con forme di verifica e di valutazione personalizzate, adeguate alle necessità formative dell’alunno (Art. 5); il diritto dei familiari fino al primo grado di studenti del primo ciclo dell'istruzione con DSA di usufruire di orari di lavoro flessibili (Art. 6).


Testo integrale della Legge n. 170

13. La dislessia è una "malattia"?

La dislessia Non è una malattia. Pensare il contrario è poco utile e poco corretto. Cerchiamo di capire il perché. La parola “malattia” (derivante da “malato”, in latino "male aptus" ovvero “malconcio – malmesso”) nella pratica e nella teoria di medici clinici e patologi, è un'alterazione dello stato fisiologico e psicologico dell'organismo, capace di ridurre, modificare negativamente o persino eliminare le funzionalità normali del corpo. Dunque la “malattia” è qualcosa che “attacca” la funzionalità del nostro organismo e che a seguito di una adeguata terapia è potenzialmente reversibile.
La dislessia è un Disturbo Specifico di Apprendimento presente fin dalla nascita che non è reversibile a seguito di una terapia, proprio a causa della sua natura neurobiologica. La dislessia non deriva pertanto da un danno cerebrale (altrimenti parleremmo di disturbo acquisito) e
si caratterizza per un funzionamento non ottimale dell’attivazione e dell’integrazione di alcune aree cerebrali che a loro volta producono alcune “lentezze”. Chi è dislessico non è un dunque “malato”, ma lento nel compiere alcune operazioni necessarie per imparare a leggere velocemente e/o correttamente.
E’ per questo che i dislessici hanno un
bisogno neurobiologico “di tempo in più” che noi tutti, insegnanti, genitori e specialisti, dobbiamo loro regalare.


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